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Italia Nostra: "Dare continuità alla rinascita della Pineta Dannunziana"

Il comunicato

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La conferenza stampa che l’Amministrazione Comunale ha tenuto il 5 febbraio sulle iniziative riguardanti la “Pineta Dannunziana” ci porta due buone notizie: l’avvio di procedure espropriative per l’acquisizione di un primo lotto del Comparto 1 e per l’area di un ex casello ferroviario, entrambe oggi private, pur essendo ricomprese nella Riserva Regionale.

Il comparto 1 nel passato ospitò un galoppatoio, oggi dismesso, e versa in una pericolosa condizione di degrado. La sua acquisizione per circa un terzo dell’estensione   e l’intenzione di procedere per l’intero può avviare la restituzione alla città di un bene che incautamente non fu acquisito alla pubblica proprietà in occasione dell’asta con la quale lo mise in vendita l’Ente religioso originariamente proprietario. L’ iniziativa va nella direzione da noi suggerita già nel Consiglio Comunale aperto che si tenne all’indomani dell’incendio: invece di utilizzare i denari raccolti tra i cittadini per dannose “ripiantumazioni” nelle aree bruciate (peraltro vietate dalla legge per 5 anni dopo gli incendi), indicammo come alternativa l’acquisizione delle quote ancora private della Riserva.

Ancor più importante appare l’acquisizione per l’area dell’ex casello ferroviario; infatti, con lo sconcerto di tanti, stava per prendere avvio la sua ricostruzione a fini residenziali. Per una imperdonabile distrazione istituzionale, il Comune non presentò un’offerta per acquisire quella piccola ma decisiva area posta in vendita dall’Amministrazione delle FFSS; Il nuovo proprietario ha richiesto e ottenuto i permessi a costruire (proprio nelle more di adozione del Pian di Assetto Naturalistico della Riserva) poi revocati ed infine ripristinati da una sentenza del TAR. Non sono valse le norme contenute nella Legge istitutive della Riserva e combinate col Piano Paesistico Regionale ad impedire questa incredibile vicenda, capace di compromettere per sempre il riaccorpamento della Pineta; infatti sorgerebbe una villa privata nel centro stesso della Riserva alla quale si dovrebbe garantire una viabilità d’accesso sempre percorribile, col risultato di dividere di nuovo quello che si vuole riaccorpare con la giusta eliminazione della strada esistente. Anche su questo punto, oltre a denunciare le responsabilità di giunte precedenti ed uffici, abbiamo sollecitato come prioritaria una iniziativa tempestiva da parte del Comune per sventare quanto colpevolmente assentito.

In conclusione Italia Nostra esprime soddisfazione per le acquisizioni e segnala, per la annunciata riapertura di alcuni settori, la necessità di ascoltare con parere vincolante la commissione di esperti istituita. Deve denunciare tuttavia  che si persiste con tagli  non solo di alberi colpiti dal fuoco ( per i quali si dovrebbe attendere e valutare eventuali segnali di ripresa , così  come  non si dovrebbe rinunciare all’apporto che i tronchi bruciati possono dare  al nutrimento del suolo) ma anche di esemplari in buona salute, in evidente contrasto con quanto scritto nella relazione del gruppo di lavoro, costituito dalla stessa amministrazione dopo l’ampio dibattito pubblico creato dalle associazioni intorno alla rinascita della Riserva.

119 alberi tagliati dopo l’incendio e 51 potati (quando è noto che i pini non si potano) si aggiungono ai 58 tagliati nel 2021 per via Pantini ed ai 201 tagliati nel biennio 2018-2019; una quantità (stimata per difetto) che equivale al taglio raso di quasi 2 ha di bosco maturo.

Per tutto questo ribadiamo la necessità di attivare gli organismi di direzione della Riserva, autonomi ed autorevoli, come previsto sin dall’ istituzione senza che ci sia stato un seguito, disattendendo le stesse Delibere di Consiglio Comunale e le norme del PAN*. Ancora oggi manca sia il Comitato Scientifico di Gestione (non rinnovato dal 2008) che un Direttore con adeguata competenza. In assenza di essi l’area protetta viene gestita come un semplice parco pubblico e sottratta allo svolgimento pieno della sua funzione di protezione e di conservazione dei valori naturali, oltre che di quelle scientifica, didattica e culturale.

Chiediamo ancora l’apertura, non più rinviabile, di un reale spazio di partecipazione, anch’esso previsto da leggi e regolamenti, dove l’associazionismo possa trovare piena e competente espressione, senza che le maggioranze pro tempore possano scegliersi gli interlocutori tra le sigle di loro gradimento e, spesso, tra le meno attive sul territorio.

Soprattutto in vista del grande e lungo lavoro di recupero la partecipazione è necessaria.
*(istituire un “Comitato di Gestione” è scritto nella Del. di C.C. n. 180 del 08.10.2001, ribadito nel CC n.128/2001 e riportato nel PAN al “Titolo Quarto Gestione e Controllo” art. 2).

 

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